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Vania Lucia Gaito

Grillo e menzogne a 5 stelle

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Il web è impietoso. E avrebbe dovuto saperlo proprio lui, Beppe Grillo, che sul web ha scommesso tutto. Invece è proprio il web che lo tradisce. Rispetto a quanto si dice in televisione, Grillo è poco amato dagli internauti, nonostante l'opera degli "influencer" della Casaleggio, che però non basta a placare l'onda di dissensi sempre più ampia, che sta pericolosamente passando anche sui media tradizionali.

La verità è che esistono due generazioni di grillini. Quelli della prima ora, quelli del 2005, per capirci, che si erano avvicinati al comico per gli argomenti che portava in giro nei suoi spettacoli: la crisi dell’economia globale, lo sciacallaggio delle risorse del pianeta, la manipolazione dell’informazione. Si trattava di persone che, per lo più, si assunsero un compito ingrato: divulgare informazioni su argomenti di cui nessuno, all’epoca, parlava sui media. E a fornire loro quelle informazioni erano esperti del calibro di Maurizio Pallante, Rubbia, Gianni Tamino, i medici dell’Isde.

Poi, col primo VDay, venne la “nuova generazione” di grillini. Assai meno informati, assai più populisti, disinteressati alla diffusione dell’informazione e interessati, assai interessati, alla kermesse politica. E arrivarono le liste civiche prima e il M5S poi. E tutto si strasformò in una gigantesca macchina elettorale: manovalanza a costo zero, nel migliore dei casi convinti di poter cambiare qualcosa in un sistema disastrato, senza avere la minima idea delle competenze necessarie. Cambiano anche i riferimenti: non più Pallante, Rubbia, Yunus, ma solo e soltanto il guru Grillo. Iniziative concrete? Nessuna, o tutt’al più risibili: biciclettate ed ecoaperitivi. Per i non grillini, l’ecoaperitivo è un normale aperitivo bevuto in bicchieri di materbi, la plastica biodegradabile. Tant’è.

Decantano il mito di una fantomatica democrazia dal basso, in realtà sono più blindati dei partiti. Il simbolo del movimento appartiene a Grillo, che decide chi è dentro e chi è fuori, chi può candidarsi e chi no. Il mito del mantra “uno vale uno” non si applica al comico, che vale più di tutti gli altri messi insieme. E’ lui che decide le regole, e te le devi far piacere. Se osi dissentire, sei fuori, dileggiato e sbeffeggiato, additato come traditore, insultato e minacciato. A mio parere, Mussolini era un filo più democratico, ma pure Stalin (considerando le propensione dei grillini alla polemica sterile, si tratta di una battuta ironica). Alla fine, per mera convenienza, molti ci stanno, e sono sempre i peggiori. I migliori, si sa, se ne vanno presto.

Sbandierano di aver rinunciato ai rimborsi elettorali. In realtà non hanno titolo per riceverli. Il loro “non – statuto” è una barzelletta non contemplata dal Codice Civile, che invece è un fatto serio. Il Codice prevede, infatti, che all’interno di un’associazione (partito, movimento o come volete chiamarlo), vi siano determinate garanzie democratiche, organismi di controllo, che invece nel non-statuto non sono neppure lontanamente contemplate. Per una malfidente quale io sono, questa mancata presenza serve a fare in modo che tutto sia delegato a Grillo, signore assoluto. Legittimo, certo. Ma con un pezzo di carta del genere, non si ha diritto ai rimborsi elettorali, quindi non hanno rinunciato proprio a niente.

Tant’è che il resto dei soldi pubblici se li tengono, eccome! Tanto per fare un esempio, i fondi dei gruppi consiliari. Nella regione Piemonte, tanto per dire, dove i consiglieri regionali sono solo due, parliamo di una cifretta attorno al mezzo milione di euro. In Sicilia, dove i consiglieri sono 15, ed equiparati ai senatori della Repubblica, le somme sono da togliere il respiro. Come li spendono? Lo dice il consigliere Bono: prevalentemente in avvocati, tanto per querelare per diffamazione quanto per difendersi dalle querele per diffamazione. Sì, perché i consiglieri grillini non sanno tenere la lingua al caldo, e gli basta “leggere male” (cit. Bono) un quotidiano, che si lanciano in attacchi e invettive. E’ così che arrivano le querele. E gli avvocati glieli paghiamo noi. Almeno, Berlusconi le mignotte se le pagava da sé.

Su questo punto, però, per le elezioni nazionali, Grillo ha dato una svolta. E già, perché tutti i “candidabili” si sono impegnati formalmente, con documento firmato, ad affidare la gestione dei fondi dei futuri gruppi parlamentari grillini (una alla Camera e uno al Senato) al duo Grillo-Casaleggio. Un duo che si propone, per i più fiduciosi e ottimisti, come garanzia di trasparenza. Solo che io, qualche dubbio sulla trasparenza di Grillo me lo sono coltivato fin dalla vicenda del microscopio di Montanari. In pratica, il comico genovese girò per le piazze italiane chiedendo contributi per l’acquisto di un microscopio a scansione per sostituire quello sottratto a due scienziati che facevano ricerca sulle nanopatologie: la dottoressa Gatti e il dottor Montanari. Gli italiani ci misero i soldi, il microscopio fu comperato e intestato a una associazione che lo diede in comodato d’uso a Gatti e Montanari. Dopo qualche tempo, il microscopio, comperato coi soldi degli italiani donatori, fu sottratto, con l’avallo di Grillo, ai due ricercatori e donato all’Università di Urbino. A me non interessano i motivi per cui il microscopio sia stato levato a Gatti e Montanari. Mi interessa invece come Grillo ha gestito tutta l’operazione: senza consultare nessuno e senza dare spiegazione alcuna alle migliaia di italiani che hanno messo mano al portafogli per fare avere uno strumento di lavoro ai due ricercatori modenesi. Se questa è la trasparenza con cui opera Grillo, tremo al pensiero di come saranno gestiti gli oltre 10 milioni previsti per i fondi dei gruppi parlamentari a 5 stelle.

Oltre alla falsa rinuncia ai rimborsi elettorali, c’è poi la bufala dell’autoriduzione degli stipendi. Anche qui, i proclami mediatici cozzano con quella bazzecola che è la legge: non si può rinunciare ad una parte dello stipendio. Però ci rinunciano. Come? Mettiamo che il consigliere Pinco Pallino prenda 10.000 euro al mese, mentre in realtà voglia percepirne solo 2.500, come si fa? Il signor Pinco Pallino apre un conto a proprio nome, dove versa le “eccedenze” dei propri emolumenti. Quali garanzie ci sono che il consigliere Pinco Pallino non si alzi un bel mattino e decida di ripulire il conto e con quei soldi comperarsi una villa a Malindi? Nessuna. I soldi sono suoi e può farne quello che gli pare. Fine della storia.

E poi ci sono le loro campagne elettorali "low cost". Low cost si fa per dire, perchè due conti sono facili facili. Basta pensare a quanto costa uno spettacolo di Grillo (i comizi elettorali del comico sono decisamente delle versioni "short" dei suoi spettacoli) e moltiplicarlo per il numero delle piazze. La campagna elettorale in Sicilia, a detta di Cancelleri, è costata 25.000 euro. Più due milioni e mezzo circa di "spettacoli" di Grillo non retribuiti. Non proprio una campagna economica.

Infine, c’è la bufala dei mezzi d’informazione che, a sentire Grillo e i suoi, non danno adeguato spazio al movimento. Nella realtà, Grillo ha semplicemente soppiantato Berlusconi. Anche lui in Tv non ci andava spesso, ma si parlava continuamente di lui. Insomma, il piazzista di Genova ha sostituito il piazzista di Arcore. Non è che la faccenda mi tranquillizzi.

Per quanto riguarda invece i grillini, è meglio che in televisione non ci vadano, o l’Italia che non frequenta il web si renderà conto con chi ha veramente a che fare: basta guardare su YouTube gli “spot elettorali” dei candidati alle parlamentarie (no, non è una parola nuova, è una parola che non esiste, sono solo le primarie del 5Stelle, ma le chiamano così per non confondersi col Pd). C’è da tremare al pensiero che qualcuno di loro possa davvero entrare in Parlamento: un dilagare d’ignoranza tale da far sembrare Borghezio un intellettuale, un traboccare di arroganza da far ricordare con nostalgica simpatia perfino La Russa e Gasparri. Gente che non vorrei neppure come amministratore di condominio, pappagalli ammaestrati che ripetono le battute di Grillo con esiti tragici, senza nessuna competenza e, peggio, senza nessuna capacità. 

Completamente avulsi dalla realtà, dimenticano che oltre al saper distruggere c’è bisogno di saper costruire, e che per costruire c’è bisogno di capire cosa è necessario. Nel vittoriese, tanto per fare un esempio, Giancarlo Cancelleri, candidato grillino alla presidenza della regione siciliana, di fronte agli imprenditori agricoli stremati dalla crisi e messi in ginocchio dalla concorrenza dei prodotti marocchini che, grazie a una norma votata dal parlamento europeo, sono importati senza dazi, ha parlato di imballaggi biodegradabili (sic!)

Per dirla con Grillo, mentre va a fuoco la casa, con l’ultimo secchio d’acqua i grillini ci innaffiano le piante.   

 

Il genocidio del Rwanda

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Giornalista e psicologa. Collabora con il Fatto Quotidiano, con MicroMega e con alcuni quotidiani statunitensi. Ha pubblicato i volumi Il genocidio del Rwanda. Il ruolo della Chiesa cattolica (L'Asino d'Oro, 2014) e Viaggio nel silenzio. I preti pedofili e le colpe della Chiesa (Chiarelettere, 2008; seconda edizione Tea, 2010).