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Vania Lucia Gaito

JA slide show
 

Vania Lucia Gaito

Mar08

Storia di una provinciale a una mostra moderna

Io sono provinciale.

Lo dico subito, a scanso di equivoci, così non si creano fastidiosi fraintendimenti. 

Da provinciale, ci son cose che non capirò mai. Forse perché sono troppo lontane dalla mia cultura, non mi appartengono. Per dire, non capisco queste cucine da masterchef, con quattro rigatoni conditi con la gomma da masticare o con un tuorlo d’uovo crudo in mezzo al piatto, solitario come Soldini in mezzo all’oceano, che occhieggiano tristezza fra gli infiniti complimenti dei radical chic.

Per me, nipote di una nonna che i cinquanta grammi di pasta li metteva nel piatto per sentire se era giusta di sale, faccende come le cruditès, la nouvelle cuisine, i ravioli al tofu e i cannoli destrutturati senza ricotta, più che alla genialità gastronomica si avvicinano alla scelleratezza culinaria.

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Mar07

Armi di Stato fuori controllo

Ieri parlavo con un’amica che lavora in polizia. E a un certo punto mi è venuta una curiosità. E gliel’ho chiesto: “Scusa, ma ogni quanto tempo voi delle forze dell’ordine venite sottoposti a visita medica e controllo psicologico o psichiatrico?”

Lei mi ha guardato stupita. Come se avessi chiesto chissà cosa. “Noi? Mai.”

Mai? Ma come, mai?! A me chiedono di fare controlli psicofisici ogni 10 anni anche solo per guidare una normale automobile, e a te, a cui danno un’arma in dotazione, non ti controllano mai?

“Che devo dirti? E’ così. Una volta che hai superato i test d’ingesso, la visita medica e tutto il resto, non siamo obbligati ad alcun controllo.” Si ferma un attimo a riflettere. “Beh… a meno che il dirigente non lo richieda specificamente. A seguito di qualcosa di veramente serio, grave. Ma ci sono i sindacati, sai. Se la cosa non è veramente grave, nessun dirigente si piglia la briga. Magari vieni accusato di mobbing.”
“Ah.”

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Ott30

Decodifica dello shampismo

Premetto che io non guardo la televisione, se non una mezz'ora quando vado a letto, e solo e soltanto "Il trenino Thomas" (piace moltissimo ai miei gatti e io mi adeguo).
Ieri nel pomeriggio, però, ho letto una serie di post che riguardavano il programma della Annunziata (portate pazienza, manco so come si chiama la trasmissione) e mi sono incuriosita. Sicché l'ho cercato sul web e l'ho guardato. 
Ritengo giusto condividere con voi alcune considerazioni. Eccole.
Esistono due tipo di giornalisti: quelli che fanno con dignità e preparazione questo mestiere (pochi, eh!) e gli shampisti.
I primi conoscono gli argomenti di cui intendono parlare, si preparano, hanno prospettive aperte e orizzonti ampi. Non partono da tesi preconcette ma fanno domande, specialmente se si occupano di politica, di ampio respiro, che riguardano idee e programmi.
Gli shampisti no. Partendo da altri presupposti, poco sono interessati alla politica "pura". Si interessano di altre cose, assai più vicine al pettegolezzo che non al giornalismo. Parlano di persone, di fatterelli, di chi sarà messo in quale posto. 
Lo shampista non fa informazione: tenta di accreditare o screditare chi è più o meno vicino alle sue appartenenze.

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Il genocidio del Rwanda

Viaggio nel silenzio

 

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Vania

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Giornalista e psicologa. Collabora con il Fatto Quotidiano, con MicroMega e con alcuni quotidiani statunitensi. Ha pubblicato i volumi Il genocidio del Rwanda. Il ruolo della Chiesa cattolica (L'Asino d'Oro, 2014) e Viaggio nel silenzio. I preti pedofili e le colpe della Chiesa (Chiarelettere, 2008; seconda edizione Tea, 2010).